In termini di soldi, e specialmente di soldi guadagnati più ancora che vinti ereditati o arrivati per caso, chissà perchè si tende sempre a lamentarsi di non averne abbastanza; cioè a me capita di sentire molte lamentele, e raramente un po' di oggettività. Ma mai le cifre, eh, che non sta bene.
Poi il dare una misura all'"abbastanza" è difficile quando si guarda nelle proprie tasche, e fin troppo facile quando si guarda in quelle altrui.
Quindi la scorsa settimana non ho avuto voglia di commentare l'uscita di Sergio Marchionne sulla sua retribuzione, e su quanto sia o non sia meritata. L'ho trovata quasi sensata, anzi: se l'uomo è criticabile, lo sia per le sue azioni e non per la misura in cui sono compensate.
Però a leggere oggi della liquidazione di Alessandro Profumo, ecco, sì, un pensiero l'ho fatto (e non solo io).
Mi sa che l'ha fatto anche Marchionne.
Una scatola quasi personale di ritagli di giornali (di carta e non ), web, parole, fotografie. Cose che metto via perchè importanti, o per leggerle dopo, o perchè belle.
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giovedì 23 settembre 2010
giovedì 24 giugno 2010
Si, purtroppo

Altan in prima su Repubblica oggi, 24 giugno.
M il miglior commento è di un operaio di Pomigliano, che sulla scheda del referendum in cui gli si chiedeva se accettava l'accordo di Fiat con una parte del sindacato, ha scritto "SI, PURTROPPO".
Penso che anche io avrei votato sì.
Però sono agghiacciata da questo gioco di forza in cui la dialettica tra le parti è solo simulata. E di questa simulazione trovo più responsabile il sindacato, rispetto al padrone.
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